STELLA E LUCA

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“Ti vuoi mettere con me?” “Si, No”

E’ veramente un giochino idiota.

Però rende tutto più semplice. E la semplicità e la caratteristica del primo amore.

Uno sguardo, un sorriso, e la certezza di volere accanto a se proprio quella persona e nessun’altra.

Così è stato per Luca. Ha incontrato Stella il primo giorno di lezione all’università e ha deciso che da Stella non si sarebbe mai più separato.

Stella ha visto Luca, con il suo fare spavaldo, i suoi modi piacenti, il suo accento romano, la sua battuta tagliente e non ha nemmeno dovuto pensare, già sapeva “è lui”.

I cupidi lassù nel cielo stavano già brindando felici mentre le due anime gemelle cominciavano a tubare durante una lezione di economia politica, quando un dettaglio li ha raggiunti: la realtà.

Luca si era fidanzato un mese prima con quella che riteneva essere “la sua ragazza ideale” e Stella era fidanzata da tre anni con quello che fino a dieci minuti prima di questo incontro casuale e fortuito definiva con chiunque non soffrisse di diabete “l’uomo che sposerò entro due anni”.

Queste due figure mitologiche erano passate in un drammatico secondo piano in quel dolcissimo quarto d’ora di infatuazione che segna il colpo di fulmine più bello che si sia mai visto all’Università degli Studi di Bologna.

Questo momento, veniva mandato in frantumi dalle stridenti parole di lui “la mia ragazza sta a Milano”, subito riprese da lei “che casualità, anche il mio”.

Era l’inizio della guerra.

Un cupido si è pure suicidato e l’altro è morto di vecchiaia nella speranza che questi due si dessero una svegliata. Ma niente.

Non si sono mai detti fino in fondo quello che volevano dire. Nemmeno quando Stella piangeva fra le braccia di Luca quando il “ragazzo di Milano” aveva cancellato il fine settimana in cui sarebbe venuto a trovarla.

Nemmeno quando “la Ragazza Ideale” aveva lasciato Luca da solo ad una festa perché “era troppo lontano da Milano”.

Nemmeno durante tutti i caffè, tutte le litigate, tutte le risate, tutte le volte in cui Stella lasciava la stanza e Luca si sentiva morire un po’ dentro.

Anche quando hanno preso strade diverse, lui a Londra, lei a Roma. Sempre a cercarsi. Perché? Perché è così che fanno gli amici! Quali amici?

Stella io non ho molti amici così, davvero non ci sei mai stata?” “Possiamo stendere un velo pietoso?“meglio..” “meglio!”comunque sei deficiente” “grazie per la comprensione“prego”

Tante persone si sono succedute nel tempo, tante storie più o meno importanti. Eppure questi due si sono cresciuti dentro. Mai scelti, ma mai lasciati. Per dieci anni.

Ora sono entrambi delusi, sfiduciati, distrutti e tritati dalla vita e sono sempre lì, come in quell’aula di dieci anni fa.

Sulla loro storia resterà quella domanda non detta e che fa tanta paura.

Ti vuoi mettere con me?

Chiara e Andrea

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“Amore, sono io”, “ciao Amore”.

La prima volta, varcando la soglia di casa, Chiara ha sentito una morsa allo stomaco ed il pensiero è balzato a sua figlia, Caterina.

Nel tragitto in auto la sua mente vorticava, c’era un pensiero ricorrente “togliti questo sorriso ebete dalla faccia e spegni questa luce in fondo agli occhi, oppure lui capirà”.

La mente poi tornava a Marco, al suo sguardo, a quei capelli arruffati, alle sue mani, alle parole che le aveva detto ma, soprattutto, a quando, all’improvviso, aveva smesso di parlare.

Chiariamoci, pensa a Caterina, lo sai vero cosa potrebbe capitare se lui lo scoprisse? E’ stato un errore, uno scivolone, non ricapiterà mai più. Ora riprenditi e entra in casa!”.

Pensieri di questo tenore si rincorrevano nella sua mente combattuta mentre era fuori dal vialetto di casa. Nel marasma di emozioni e confusione, il senso di colpa era l’unica cosa che non si era fatta strada nel suo cuore.

Ha capito.

Continuava a ripetersi mentalmente come un mantra mentre si apprestava a preparare la cena con una particolare cura e attenzione. Era una madre meravigliosa, una moglie attenta, una designer di grido, ma da quasi dieci anni non aveva più idea di cosa volesse dire essere una donna.

Perciò, quando Marco iniziò mesi prima a corteggiarla, pensava quasi che la stesse prendendo in giro. Un ragazzo brillante, simpatico e, incredibilmente, anche bello.

La prima volta in cui lui l’aveva baciata, la sera, nell’androne del suo studio, lei non ricordava nemmeno cosa volesse dire ricevere un bacio. E che bacio! Quante mani aveva quel ragazzo, esattamente? Perché se le sentiva su tutto il corpo? E meno male che le stava stringendo i fianchi sennò avrebbe avuto un mancamento. Ma quell’altra mano lì dove stava andando? E la lingua? Aspetta, non riesco a starti dietro, sono fuori allenamento…cervello fuori uso, riprovare più tardi, grazie.

Ne era uscita con le guance molto arrossate, una concentrazione ormonale per cui poteva sentire il sangue diventare gelatina e le gambe che le cedevano ad ogni passo.

Ore dopo, la sensazione di aver fatto uno sbaglio meraviglioso, si faceva largo nel suo cuore. E già pensava a quando avrebbe potuto rivederlo.

Dopo quella prima sera di terrore e confusione, si rividero tante, tante volte. Ogni volta più bella, più intima e struggente della prima.

Ogni volta, però Chiara tornava a casa e inscenava lo stesso, vuoto copione.

La storia con Marco non era altro che una storia sbagliata, già messa in musica da un poeta moderno. Ma lei non riusciva a farne a meno perché solo con questa storia si sentiva completa. Il suo matrimonio con Andrea era un guscio vuoto da quasi dieci anni, ma non aveva il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome e spezzare l’equilibrio.

Passavano i mesi e Chiara aveva un pensiero fisso “se Andrea dovesse scoprirmi che ne sarà di Caterina?

Ormai questo matrimonio funzionava perché erano in tre. In realtà, il loro matrimonio era già ben più affollato e questo, Chiara, ancora non lo sapeva.

Dal canto suo, infatti, Andrea, era troppo pieno di sé per sospettare che anche la moglie avesse iniziato a tradirlo e si facesse degli scrupoli al riguardo.

Da quando Chiara era rimasta incinta di Caterina, circa dieci anni prima, Andrea aveva deciso di trovare conforto per i suoi bisogni emotivi e fisici nella giovane Giulia, una sua tesista (oggi sua assistente) con una notevole propensione per l’informatica giuridica e una quarta abbondante.

“Amore, sono io”, “ciao Amore”

Basta è ridicolo, non si può continuare così –

“Amore senti credo che dovremmo parlare, domani sera porto Caterina da mia madre”

Non si sarà messa di nuovo in mente di farmi la sorpresa con la biancheria sexy, spero.

Nessuno le aveva detto come fare, nemmeno l’avvocato, nemmeno la madre, nemmeno le amiche. Sapeva che tutti avrebbero pensato che aveva una relazione, che nella migliore delle ipotesi le avrebbero dato della puttana.

E il cuore di Chiara tremava mentre diceva le parole “separazione” e “divorzio”, e non l’ha fatto per i momenti in cui ha toccato il cielo con un dito con Marco, né per i dieci anni in cui si è sentita sola e anche se avrebbe dovuto avere un marito accanto.

Guardandosi allo specchio, l’ha fatto per sua figlia.

Ha voluto insegnarle qualcosa sull’Amore, quello vero, quello che ogni persona deve prima a se stessa e solo così può amare qualcun altro.

Voleva che la sua bimba imparasse che Amore significa rispetto, di sé e degli altri.

Nessuno le ha creduto. Tranne la sua piccola.

CARLO E STEFANIA

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La fine dell’estate. Quando i profumi ingannano parlando di sole e di mare e i volti sono abbronzati e sereni. I tramonti incendiano ancora i giardini, ma la città si rianima in sordina e ricomincia la frenesia.

Gli studenti universitari, in questo periodo dell’anno, sciamano verso le segreterie centrali per completare le loro iscrizioni per l’anno a venire.

A questa legge non sfuggono nemmeno  gli studenti del prestigioso percorso di medicina organizzato, ormai da più di quarant’anni, dall’università di Padova che prevede uno scambio con l’Università Cambridge.

Fu così che, per il ritardo di un autobus, per un cab che gli aveva tagliato la strada mentre andava a recuperare l’ombrello dimenticato nella libreria del College, Carlo si era ritrovato in coda alla segreteria proprio alle 16:00 di quel pomeriggio del 7 settembre  per iscriversi al suo terzo anno.

Dietro di lui, si era materializzata una ragazza trafelata con in testa una penna che cercava di trattenere una massa di ricci corvini recalcitranti: Stefania.

“Scusate, avete della colla? Devo attaccare le fotografie sulla domanda…maledizione il tubetto è finito!”;

Hi there, glue anyone?

“Prova a sputarci su, magari funziona” Stefania si girò e vide Carlo studiarla sghignazzante dall’alto dei suoi occhiali.

“Quanto calore, grazie, ci penserò. Hai della colla, oppure altre perle?”;

“No, semplicemente mi diverte la disorganizzazione, non potevi attaccarle a casa?”;

Ma come si permetteva questo stronzo?

“No, non potevo, ero impegnata a cercare un alloggio”;

“Si lo so. Ti ho notata arrivare a lezione, una settimana dopo tutti glia altri. Ti hanno accolta come una star, non hai guardato nessuno e ti sei messa con quelli del tuo branco. Tu sei quella brillante”;

“Mi dicono che invece tu sei quello simpatico…”;

“Vero? L’anima della festa, mi invitano anche ai compleanni dei bambini!”;

“Mi sembra evidente, tutti i bambini hanno il terrore dei clown, è un incubo ricorrente”;

Stefania si tolse la penna dai capelli ed iniziò a compilare confusamente il modulo di iscrizione, lanciandogli una smorfia dalla tenda di ciocche ribelli.

“Dai, scherzo! Solo siete un gruppo già formato, io non conosco nessuno. Sembrate molto uniti”.

“Certo, sei il misterioso “bimbo nuovo” con lo sguardo penetrante dietro gli occhiali dalla montatura imponente. Vieni da Bologna, giusto?”

Allora anche lei lo aveva notato

“Si..in realtà faccio anch’io parte del percorso ma ho perso un anno e mezzo quando eravamo a Padova”

“Ma dai!”

“Insomma…comunque ammiro tutti voi, siete molto motivati. Io sono una frode, un figlio d’arte; mio padre è primario di chirurgia e anche mia madre è medico. Hanno voluto loro che mi iscrivessi a questo percorso, ma di mio non porto niente”.

“Ma che dici? Sei estremamente fortunato! E poi, non esistono persone migliori o peggiori di altre, in fondo siamo tutti storie”.

Carlo in quel momento guardava il sorriso di Stefania e pensava “quanto vorrei un po’ di questa voglia di vivere”.

Stefania guardava Carlo e pensava “è un solido 6,5”.

Il prossimo

Due bolli e Carlo era iscritto al terzo anno di medicina a Cambridge. Guardava Stefania e lei gli sorrideva. Una persona che sorride con gli occhi.

“Beh allora ci vediamo a lezione, ciao!”

“ah…si, certo”.

Stefania pensava che fuori da quel lungo corridoio lo avrebbe ritrovato che la stava aspettando.

Invece no. Il nulla. Solo il cielo che si era rannuvolato. Forse avrebbe iniziato a piovere?

Così sarebbero stati gli anni della loro relazione: intensità, attesa e poi, il nulla.

 

“Homines Tinderis” o le 10 specie di maschi che più frequentemente popolano le app di “dating”

Per osservare un microcosmo di GentecheNonCelaFaTM , è sufficiente scaricare una app di dating.

Per non saper ne leggere ne scrivere, ho scaricato le tre più popolari: Happn, Tinder e la nuova Once.

Premesso che non bisogna generalizzare, ma senza un pizzico di ironia questa vita sarebbe veramente #NCF all’ennesima potenza.

Ecco qui la mia personalissima top ten di Gente che Non ce La Fa (ma neanche un pochino):

  1. L’amante degli animali

Questo esemplare di masculus tinderis cerca di mostrarsi accessibile ed inoffensivo abbracciando cuccioli di cane, gatto o bambini. Gli esemplari più facoltosi generalmente hanno foto anche di loro che abbracciano bambini nelle missioni africane oppure in cui sono in preghiera accanto al Dalai Lama.

Generalmente sono poi primi a proporre cose come “#escile” o “mi mandi altre foto piccanti ;)”

  1. Il deluso

Solitamente abbandonato come un cane d’estate in tangenziale dalla ragazza per il suo migliore amico. E queste cose non sei tu ad immaginarle, è lui a raccontartele, nei minimi dettagli.  Lui cerca qualcuno con cui parlare. Non ha fretta. Dopo la rottura con la sua ex non è stato semplice risalire dal baratro. Perché insomma, la sua ex gli ha spezzato il cuore. E ora i suoi gli amici gli dicono che dovrebbe uscire di più e così ha scaricato queste app. Ma, intendiamoci, non lo usa spesso eh…mica vuole scopare. Lui.

  1. Il diretto

Al polo opposto delle due categorie precedenti. Lui quello che vuole te lo dice o te lo fa capire, senza mezzi termini in forme molto simili alle seguenti:

Ciao, cerco sesso, se non sei interessata toglimi la compatibilità altrimenti potrai avere la mezz’ora più intensa della tua vita”.

Ci sono anche varianti che hanno foto semi-nudi; spiaggiati con posa duck-face; selfie davanti allo specchio in cui si alzano  oppure descrizione personale “astenersi perditempo”.

  1. Il modello

Facilmente distinguibile per i suoi selfie in posa da red carpet. Molto spesso, la sua eterosessualità è estremamente discutibile (specie quando presenta il tratto tipico delle sopracciglia ad ali di gabbiano e delle sciarpine Yves Saint Laurent) ma lui, forse ancora non lo sa. Onestamente io non vorrei essere quella con cui scoprirà che l’amore della sua vita è in realtà il suo amico di infanzia Isidoro perciò passerà da Happn a Grindr.

  1. Re Mida

Citazioni filosofico motivazionali nel profilo, spesso in più lingue. A volte può scomodare anche Nietzche. Foto che vanno da: lui accanto o alla guida della sua BMW a lui che legge un libro con aria assorta in foto in bianco e nero e lui che è in mezzo ad un gruppo di amici cospargendo gente con Moet et Chandon.

Lui è figo. Ha un lavoro figo (e lo scrive; 32 anni, Senior Consultant presso Fritzton&Watson). Viaggia in posti fighi e nelle versioni particolarmente in grana si intravedono pure un paio di chiappe di ragazze.

Tutto quello che tocca è oro. I suoi amici sono d’oro. Il suo tempo è oro perché lui è un uomo estremamente impegnato, con un sacco di interessi. Scoprirò presto che, lui che l’ha anche d’oro.

Perciò, ovviamente nessuno di questi interessi può ricomprendere attivamente me perché sono anch’io un puntino sulla sua “schedule” .  Il lato positivo è che fra tutte, ha scelto me per il “time frame” fra le 22:00 e le 23:30.

La mia risposta, ovviamente, è…”next!”

  1. Il fallito

A volte li riconosci perché sono “Libero professionista da me stesso” o non meglio precisato “Imprenditore” o e il sempre in voga “collaudatore di materassi”.

Generalmente pure anzianotto e bruttino (magari si fa pure le sopracciglia). Tendenzialmente si crede un incrocio fra Tom Hiddleston e Michael Fassbender, quando in realtà, se gli va bene, è una versione ben conservata di Christian De Sica.

Nella beneaugurata ipotesi in cui abbia ancora tutti i capelli, si sente in diritto di fare il prezioso e ricade nella categoria ReMida (anche se senza lo stesso potere di spesa, ma in fondo è l’attitudine che conta!) cominciando a dispensare consigli non richiesti tipo “sei carina, ma non ti farebbe male un po’ più di palestra per la prova costume” oppure “secondo me non sei abbastanza sicura del tuo fascino e comunque un po’ più di culo non ti farebbe male, ma io a letto con te ci verrei anche così eh [emojiwink]”. Lo devo verbalizzare il #NCF?

  1. Lo sposato

Sono sulle varie applicazioni con le foto di coppia.

Alcuni addirittura scrivono proprio “Sono sposato” oppure “sono in una relazione seria” fra le informazioni oppure “Uomo Sposato” come nome.

Non posso recensire a fondo questa categoria perché non ne ho esperienza diretta.

E’ un po’ come al mercato: se vedo che, per dire, un avocado è marcio, passo oltre e non lo tocco nemmeno. Comunque, #NCF e solidarietà alle di loro mogli e compagne,

  1. Il simpatico

“Non son bello ma piaccio”; “Uomo de panza uomo de sostanza” “Un limone non si nega a nessuno” sono il loro cavallo di battaglia.

Generalmente questi “simpaticoni” sostituiscono l’avvenenza con la simpatia. Ci starebbe anche, se poi non si rivelassero dei morti di “attenzioni” (si, per attenzioni intendo “pheega”). Questo è disperato. Probabilmente vergine. E se non lo è l’ultima volta che ha visto una donna nuda era su YouPorn. Ti manda messaggi a raffica. Anche se non gli rispondi, soprattutto se non gli rispondi! E come un’erbaccia…va sradicato rimuovendo la compatibilità, prima di dover ricorrere alla polizia postale.

  1. L’hipster

L’hipster si presenta con un’aura intellettualoide.

Lo identifichi perché lui generalmente di lavoro fa “produttore”; “fotografo in cerca di modella in giro per l’Europa” o anche il “Founder at [nome di startup sconosciuta a caso]”.

Ha un gusto per la moda radical chic e, ovviamente, la barba e l’occhialetto da sole. Una barba simbolo di virilità e potenza. Se non fosse che è molto, ma molto meglio tenuta dei miei capelli.

Si, perché scommetto che lui va dal suo barber shop (che usa esclusivamente prodotti pro raso, mica cazzi!) più volte di quante io vado a farmi il balayage. Sicuramente la sua barba e molto meglio tenuta delle mie gambe in certi giorni oscuri, verso la fine dell’inverno…non può sicuramente essere un “match”.

  1. Il tuo capo

48 anni, sposato, due figli. Quando non ti costringe a rimanere in studio ad ore improbabili per rivedere alla nausea la bozza dello stesso contratto la sera prima del closing perché “capitasse qualunque cosa, dobbiamo essere printi a tutto”, ti racconta ti come ha chiesto alla moglie di sposarlo buttandosi da un elicottero e facendo scrivere nel cielo “Bianca ti amo” nel cielo dai paracadutisti della folgore.

Tu sei talmente emozionata dai suoi racconti sul ruolo delle donne nella professione che fingi ti scaricare la posta e apri Happn per cazzeggiare con qualche deluso. Scopri con orrore di aver dimenticato di togliere la geolocalizzazione e trovi “GianPaolo 45” a meno di 500 metri da te.

Lui, attivo la notte precedente alle ore 23:30, come i migliori vecchi lupi mannari, ha una foto dei suoi giorni di gloria con camicia aperta e laconiche immagini della sua villa al mare con piscina.

Lo blocchi immediatamente, ma sai che la tua vita professionale sarà ormai segnata dall’interrogativo “che vorrà dire 45?”.

Mad #NCF