Chiara e Andrea

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“Amore, sono io”, “ciao Amore”.

La prima volta, varcando la soglia di casa, Chiara ha sentito una morsa allo stomaco ed il pensiero è balzato a sua figlia, Caterina.

Nel tragitto in auto la sua mente vorticava, c’era un pensiero ricorrente “togliti questo sorriso ebete dalla faccia e spegni questa luce in fondo agli occhi, oppure lui capirà”.

La mente poi tornava a Marco, al suo sguardo, a quei capelli arruffati, alle sue mani, alle parole che le aveva detto ma, soprattutto, a quando, all’improvviso, aveva smesso di parlare.

Chiariamoci, pensa a Caterina, lo sai vero cosa potrebbe capitare se lui lo scoprisse? E’ stato un errore, uno scivolone, non ricapiterà mai più. Ora riprenditi e entra in casa!”.

Pensieri di questo tenore si rincorrevano nella sua mente combattuta mentre era fuori dal vialetto di casa. Nel marasma di emozioni e confusione, il senso di colpa era l’unica cosa che non si era fatta strada nel suo cuore.

Ha capito.

Continuava a ripetersi mentalmente come un mantra mentre si apprestava a preparare la cena con una particolare cura e attenzione. Era una madre meravigliosa, una moglie attenta, una designer di grido, ma da quasi dieci anni non aveva più idea di cosa volesse dire essere una donna.

Perciò, quando Marco iniziò mesi prima a corteggiarla, pensava quasi che la stesse prendendo in giro. Un ragazzo brillante, simpatico e, incredibilmente, anche bello.

La prima volta in cui lui l’aveva baciata, la sera, nell’androne del suo studio, lei non ricordava nemmeno cosa volesse dire ricevere un bacio. E che bacio! Quante mani aveva quel ragazzo, esattamente? Perché se le sentiva su tutto il corpo? E meno male che le stava stringendo i fianchi sennò avrebbe avuto un mancamento. Ma quell’altra mano lì dove stava andando? E la lingua? Aspetta, non riesco a starti dietro, sono fuori allenamento…cervello fuori uso, riprovare più tardi, grazie.

Ne era uscita con le guance molto arrossate, una concentrazione ormonale per cui poteva sentire il sangue diventare gelatina e le gambe che le cedevano ad ogni passo.

Ore dopo, la sensazione di aver fatto uno sbaglio meraviglioso, si faceva largo nel suo cuore. E già pensava a quando avrebbe potuto rivederlo.

Dopo quella prima sera di terrore e confusione, si rividero tante, tante volte. Ogni volta più bella, più intima e struggente della prima.

Ogni volta, però Chiara tornava a casa e inscenava lo stesso, vuoto copione.

La storia con Marco non era altro che una storia sbagliata, già messa in musica da un poeta moderno. Ma lei non riusciva a farne a meno perché solo con questa storia si sentiva completa. Il suo matrimonio con Andrea era un guscio vuoto da quasi dieci anni, ma non aveva il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome e spezzare l’equilibrio.

Passavano i mesi e Chiara aveva un pensiero fisso “se Andrea dovesse scoprirmi che ne sarà di Caterina?

Ormai questo matrimonio funzionava perché erano in tre. In realtà, il loro matrimonio era già ben più affollato e questo, Chiara, ancora non lo sapeva.

Dal canto suo, infatti, Andrea, era troppo pieno di sé per sospettare che anche la moglie avesse iniziato a tradirlo e si facesse degli scrupoli al riguardo.

Da quando Chiara era rimasta incinta di Caterina, circa dieci anni prima, Andrea aveva deciso di trovare conforto per i suoi bisogni emotivi e fisici nella giovane Giulia, una sua tesista (oggi sua assistente) con una notevole propensione per l’informatica giuridica e una quarta abbondante.

“Amore, sono io”, “ciao Amore”

Basta è ridicolo, non si può continuare così –

“Amore senti credo che dovremmo parlare, domani sera porto Caterina da mia madre”

Non si sarà messa di nuovo in mente di farmi la sorpresa con la biancheria sexy, spero.

Nessuno le aveva detto come fare, nemmeno l’avvocato, nemmeno la madre, nemmeno le amiche. Sapeva che tutti avrebbero pensato che aveva una relazione, che nella migliore delle ipotesi le avrebbero dato della puttana.

E il cuore di Chiara tremava mentre diceva le parole “separazione” e “divorzio”, e non l’ha fatto per i momenti in cui ha toccato il cielo con un dito con Marco, né per i dieci anni in cui si è sentita sola e anche se avrebbe dovuto avere un marito accanto.

Guardandosi allo specchio, l’ha fatto per sua figlia.

Ha voluto insegnarle qualcosa sull’Amore, quello vero, quello che ogni persona deve prima a se stessa e solo così può amare qualcun altro.

Voleva che la sua bimba imparasse che Amore significa rispetto, di sé e degli altri.

Nessuno le ha creduto. Tranne la sua piccola.

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