CARLO E STEFANIA

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La fine dell’estate. Quando i profumi ingannano parlando di sole e di mare e i volti sono abbronzati e sereni. I tramonti incendiano ancora i giardini, ma la città si rianima in sordina e ricomincia la frenesia.

Gli studenti universitari, in questo periodo dell’anno, sciamano verso le segreterie centrali per completare le loro iscrizioni per l’anno a venire.

A questa legge non sfuggono nemmeno  gli studenti del prestigioso percorso di medicina organizzato, ormai da più di quarant’anni, dall’università di Padova che prevede uno scambio con l’Università Cambridge.

Fu così che, per il ritardo di un autobus, per un cab che gli aveva tagliato la strada mentre andava a recuperare l’ombrello dimenticato nella libreria del College, Carlo si era ritrovato in coda alla segreteria proprio alle 16:00 di quel pomeriggio del 7 settembre  per iscriversi al suo terzo anno.

Dietro di lui, si era materializzata una ragazza trafelata con in testa una penna che cercava di trattenere una massa di ricci corvini recalcitranti: Stefania.

“Scusate, avete della colla? Devo attaccare le fotografie sulla domanda…maledizione il tubetto è finito!”;

Hi there, glue anyone?

“Prova a sputarci su, magari funziona” Stefania si girò e vide Carlo studiarla sghignazzante dall’alto dei suoi occhiali.

“Quanto calore, grazie, ci penserò. Hai della colla, oppure altre perle?”;

“No, semplicemente mi diverte la disorganizzazione, non potevi attaccarle a casa?”;

Ma come si permetteva questo stronzo?

“No, non potevo, ero impegnata a cercare un alloggio”;

“Si lo so. Ti ho notata arrivare a lezione, una settimana dopo tutti glia altri. Ti hanno accolta come una star, non hai guardato nessuno e ti sei messa con quelli del tuo branco. Tu sei quella brillante”;

“Mi dicono che invece tu sei quello simpatico…”;

“Vero? L’anima della festa, mi invitano anche ai compleanni dei bambini!”;

“Mi sembra evidente, tutti i bambini hanno il terrore dei clown, è un incubo ricorrente”;

Stefania si tolse la penna dai capelli ed iniziò a compilare confusamente il modulo di iscrizione, lanciandogli una smorfia dalla tenda di ciocche ribelli.

“Dai, scherzo! Solo siete un gruppo già formato, io non conosco nessuno. Sembrate molto uniti”.

“Certo, sei il misterioso “bimbo nuovo” con lo sguardo penetrante dietro gli occhiali dalla montatura imponente. Vieni da Bologna, giusto?”

Allora anche lei lo aveva notato

“Si..in realtà faccio anch’io parte del percorso ma ho perso un anno e mezzo quando eravamo a Padova”

“Ma dai!”

“Insomma…comunque ammiro tutti voi, siete molto motivati. Io sono una frode, un figlio d’arte; mio padre è primario di chirurgia e anche mia madre è medico. Hanno voluto loro che mi iscrivessi a questo percorso, ma di mio non porto niente”.

“Ma che dici? Sei estremamente fortunato! E poi, non esistono persone migliori o peggiori di altre, in fondo siamo tutti storie”.

Carlo in quel momento guardava il sorriso di Stefania e pensava “quanto vorrei un po’ di questa voglia di vivere”.

Stefania guardava Carlo e pensava “è un solido 6,5”.

Il prossimo

Due bolli e Carlo era iscritto al terzo anno di medicina a Cambridge. Guardava Stefania e lei gli sorrideva. Una persona che sorride con gli occhi.

“Beh allora ci vediamo a lezione, ciao!”

“ah…si, certo”.

Stefania pensava che fuori da quel lungo corridoio lo avrebbe ritrovato che la stava aspettando.

Invece no. Il nulla. Solo il cielo che si era rannuvolato. Forse avrebbe iniziato a piovere?

Così sarebbero stati gli anni della loro relazione: intensità, attesa e poi, il nulla.

 

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