American Psycho e la gestione della gelosia

Tempo fa uscivo con uno veramente bello.

Non sto parlando del “Commercialista con chioma fluente e occhialetto da hipster” tipo di bello.

Intendo il tipo Thor de Noartri.

Prima di lui, non ero mai uscita con uno così figo e a ben dire, lui adorava stare con me ed uscire con me, ma c’era una cosa che io non avevo calcolato.

La concorrenza sleale in stile American Psycho al femminile (problema che finché uscivo con i commercialisti dal super ego e l’occhialetto di corno, obiettivamente, non mi si era mai posto).

Quest’uomo faceva un effetto sulle altre donne, che le rendeva delle bestie aggressive, battagliere, affamate, fisicamente violente e inspiegabilmente cieche alla mia presenza, nonostante le curve non siano carenti per segnalare l’ostacolo.

Fino a quel momento di tutto mi era capitato, tranne essere trasparente ad una donna. Generalmente mi sputano, ma mai mi ignorano.

Infatti, quando ero fidanzata con i vari “modello commercialista”, vi assicuro che nessuna mi ha mai spintonato, strappato “accidentalmente” il vestito o rovesciato drinks addosso.

Queste scene capitavano puntualmente ogni volta che andavo a ballare con Thor de Noartri. Capitava anche che qualche ventenne su di giri si mettesse a limonare con l’amica brutta o a succhiare il rossetto come fosse un calippo davanti a noi.

Il mio istinto era sempre quello di chiamare i buttafuori e fare un istanza per istituire nuovamente la buoncostume.

A parte questi sanguinosi incidenti, io e Thor de Noartri ci divertivamo moltissimo, avevamo un’intesa meravigliosa, parlavamo di tutto e ridevamo come dei pazzi.

A lui piaceva andare in palestra insieme. Ammetto che non fosse il mio ideale di sabato e domenica mattina, ma da allora il mio aspetto non smette di ringraziare.

Il nostro week-end era sostanzialmente: due ore di palestra, brunch insieme, film, pulire la casa, passeggiata, altro film, se proprio andava bene, gita al centro commerciale. La nostra vita era come quella di due pensionati particolarmente stanchi di vivere. Ma andava capito, con tutti quei muscoli, non era semplice irrorare anche il cervello, né, ahimé, altre parti del corpo. Infatti l’intesa era soprattutto emotiva e intellettuale.

Lui ci dava per mantenere i muscoli da Dio del Tuono della Circonvallazione, io ci davo nella speranza di scolpire cosce e far sciogliere l’infatuazione così come si scioglieva il grasso. In sintesi, tutti pensavano che fossimo una coppia e noi li lasciavamo allegramente pensare.

In palestra, ero una allegra palletta con le guance rosse con dei pantaloni con un logo logo consunto di snoopy e una vecchia maglia di star wars che agitava convulsamente le braccia facendo la mossa del gabbiano sorridendo dolcemente a lui che mi indicava gli esercizi come un trainer e pensando “ma non potremmo essere a casa a scopare come tutte le coppie normali?!”.

Allenandoci insieme per quasi un anno, in palestra ci conoscevano tutti.

Un giorno, arriva una tipa nuova.

Alta, avvizzita ma tutta muscoli, non si capisce da quale chirurgo fosse stata munificata delle tette e di un viso con espressione cosiddetta “sbarazzina”. In sintesi, sembrava una Charlize Theron dei poveri -molto poveri. Ma non la versione della pubblicità del Martini, intendiamoci, la versione de “Il cacciatore e la regina di ghiaccio”.

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Correva sul tapis roulant, si specchiava e ogni tanto si metteva a parlare e ridere nevroticamente da sola.

Ad una certa, punta il mio Thor de Noartri.

Si fionda verso di lui e fa spostare un tizio che si allenava alla macchina rassoda-chiappe lì accanto.

Qui inizia una serie di scene imbarazzanti, fa cadere la bottiglietta e la raccoglie piegandosi a 90° davanti a lui. Poi inizia a fare evoluzioni aerobiche sullo step che fino a quel momento avevo visto solo in Hot shots 1 e 2 e al Cirque su Soleil.

Quando capisce che io e lui siamo insieme comincia a ridere istericamente e parlare da sola, va dalla istruttrice e ad alta voce dice “scusa ma lui è venuto con quella cosa lì che non riesce nemmeno a fare degli addominali su una fit-ball?” E alla risposta positiva urla nella sua direzione “va beh, ora faccio le braccia e poi esco”.

Ovviamente me ne accorgo solo io. Thor de Noartri è intento a gonfiare il bicipite. Cuore.

Moto di sbigottimento e istinto omicida.

Quando io e lui siamo usciti, lei era lì, imperterrita, fuori dagli spogliatoi degli uomini che lo aspetta, con un vestitino color crema, senza reggiseno, e gli anfibi. Al che gli fa “ciao” e lui risponde “ciao”.

Qualsiasi donna sicura di se, del suo aspetto e della sua relazione, non avrebbe dato peso alla cosa. Manco l’avrebbe notata, al limite ci avrebbe riso su con lui e poi, con le amiche avrebbe commentato “ma tu guarda sta sfigata, tutta rifatta, ha dimenticato di dire al chirurgo di dare una ritoccata alle chiappe cadenti. Pensate che è venuta a fare brutto a me e ha cercato di farsi il mio non-ragazzo nei bagni della palestra. Dove credeva di essere, nella wall-street degli anni ’80? LaGenteNonCeLaFa proprio”.

Ecco. Questo non è quello che ho fatto io.

“Chi cazzo è questa?”

“E la prima volta che la vedo in vita mia”

“E perché le hai detto ciao?”

“perché mi ha detto ciao…giuro, non l’ho mai vista prima. Mi sembra una matta. E comunque non ti devo spiegazioni”

Aveva ragione, non mi doveva spiegazioni, ma me le aveva date comunque, come sempre, perché era un tesoro. E io avevo sbroccato ed avevo sparato a zero, come sempre.

La prima cosa che avevo pensato, era che si conoscessero. La seconda, che avessero una torbida relazione di sesso nei bagni della palestra durante la settimana, tutto ciò nello spazio di un secondo. Se avessi avuto più tempo, probabilmente avrei anche fatto un sondaggio di opinione via whatsapp tra amiche, colleghe e selezionatissimo pool di amici gay.

Anche se sapevo perfettamente che non era così perché avevo visto lo sguardo di lei…che la diceva lunga su un amore ancora tutto da consumare…

La gelosia, però, era già partita e non ci vedevo più. Quindi con chi ho reagito male? Con lui, ovviamente. Sarebbe quasi stato più sano tirarle due schiaffi e un calcio nello stomaco (sarà anche stata tutta muscoli, ma bella mia, se non mangi, non mangi!).

Però quell’episodio è stato importante. Mi ha fatto realizzare che dovevo darmi una regolata e non potevo più vivere nell’AnsiaTM.

L’AnsiaTM che lui vada in palestra senza di te e si sbatta la vecchiarda rifatta. L’AnsiaTM che il tizio con cui avrai scopato si e no 7 volte in 3 mesi stia scopando anche con altre e quindi ti stia tradendo perché è “online e non risponde”. Ma di cosa stiamo parlando?

Ad un certo punto bisogna uscire dalla spirale ansiogena e capire che cosa ci fa entrare in questo tunnel, ma, soprattutto, cosa stiamo cercando. Se è un pretesto per passare le ore e sentirci vivi e meno soli, oppure è un modo per guardarci allo specchio e capire che cosa veramente abbiamo sulle spalle, cosa c’è che non va e cosa fare per  crescere.

Di donne che potrebbero reinterpretare American Psycho al femminile ne è pieno il mondo.

Ma se mi faccio influenzare da loro, rischio:

  1. di diventare così (grazie, anche no)
  2. di perdere la mia lotta contro l’AnsiaTM  cercando che in lui il responsabile di problemi che sono tutti miei.

Non è lui che mi deve far sentire bella e in pace con me stessa.

Solo io posso sapere ed apprezzare fino in fondo chi sono. Io so quanto mi piace il mio corpo, quanto adoro i miei capelli che si arruffano anche quando uso la piastra, quanto amo l’espressione corrucciata che ho la mattina appena sveglia, finché non ho bevuto il primo mezzo litro di caffè. La mia personalità mi piace da morire; eclettica, appassionata, amante della natura e degli spazi aperti, ma fondamentalmente pigra; per cui ho fondamentalmente bisogno di qualcuno che mi scozzi la domenica dal divano.

Amo essere un diesel. Adoro ogni  mio difetto, tranne quelli che ho intenzione di cambiare.

Per non parlare dei pregi; sono leale fino alla morte per gli amici, sono una stacanovista, adoro scrivere (o non sarei qui), penso sempre agli altri ed in un mondo di egoisti non è proprio un male. Sul lavoro, poi, sono un collante sociale e mi miglioro sempre. Sono molto ambiziosa, ma ho un senso etico molto sviluppato e questo mi piace di me

Aggiungiamo che sono sexy e un tocco di sgnacchera.

La conclusione è che, non avendo io dubbi sul fatto che vorrei avere una relazione con me stessa, si può sapere perché quando un (bell’) uomo mostrava sano interesse per me il mio primo istinto era pensare che fosse  da internare?

(La risposta è parzialmente qui ).

L’autostima è un tema fondamentale nella battaglia contro l’AnsiaTM. Per me lo è stato e, a volte, continua ad esserlo. Non sono fiera di determinate scenate che ho fatto sull’onda dell’emotività a vari uomini, né del trituramento di maroni che ho dato ai miei ex (“mi ami? ti piaccio? sono l’unica per te? DImostralo!”blah blah blah) per poi abbandonarli come cani in autostrada d’estate (Non abbandoniamo gli animali quest’anno!).

Ero insicura. Spesso compensavo con il sesso (non che si sia mai lamentato nessuno, tanto meno la sottoscritta).

Tutti questi sono atteggiamenti da Gente Che Non Ce La Fa.

Com’è finita con il Thor de noartri?

E’ finita. Si vocifera incompatibilità per problemi di martello. Ma questa è un’altra storia.

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4 thoughts on “American Psycho e la gestione della gelosia

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